È sbagliato chiedere omaggi?
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C’è una parola che gira tra influencer e PR: “blagging”, cioè l’arte di ottenere qualcosa gratis, spesso con una scusa creativa, un po’ sfacciata. Non si tratta solo di omaggi: il confine tra “provare un prodotto” e “chiedere qualcosa per niente” è molto più sottile e ambiguo di quanto pensiamo. La domanda che quasi nessuno si pone è: è davvero sbagliato chiedere regali alle aziende o si tratta solo di una nuova forma di negoziazione sociale? La maggior parte delle persone considera il “blagging” una pratica imbarazzante, qualcosa che mette a disagio sia chi chiede che chi riceve la richiesta. Eppure, in certi ambienti, soprattutto nel mondo digitale, è diventata quasi un’abilità professionale. Prendiamo ad esempio la storia di Alice, PR per un marchio di cosmetici: ogni giorno riceve decine di e-mail da micro-influencer che chiedono “un piccolo omaggio in cambio di una recensione”. Alcuni scrivono storie commoventi – "Sono una mamma single, mi aiuterebbe tantissimo" – altri puntano tutto sui numeri: "Ho cinquemila follower attivi". Alice confessa che almeno una volta al giorno si sente tentata di rispondere: “Ma pensi davvero che funzioni così?”. Tuttavia, ammette anche che a volte, proprio chi osa chiedere riceve davvero qualcosa. Ed ecco il dato sorprendente: secondo una ricerca del 2023, il 42% delle aziende prevede nel budget le “gift request”, ossia tiene conto del fatto che una parte dei prodotti sarà regalata a chi ha il coraggio di chiedere. Sembra una contraddizione, ma in realtà il sistema si regge su un patto tacito: chi chiede rischia la faccia, chi offre rischia una minima parte del budget e spesso entrambi vincono in termini di visibilità. C'è chi vede in tutto questo una degenerazione: l'idea che il valore di qualcosa si misuri in quanti omaggi riesci a strappare. Ma c’è anche chi sostiene che sia solo la versione moderna delle vecchie cortesie tra negoziante e cliente abituale, solo con un megafono più grande. La parte che di solito ignoriamo è il disagio psicologico: molti confessano di sentirsi “sporchi” dopo aver chiesto un omaggio, come se avessero barattato la propria dignità per una crema o una cena gratis. Pochi, però, ammettono che il vero problema non è il regalo in sé, ma il senso di debito che si crea, quell’obbligo non scritto di dover parlare bene, di dover restituire in qualche modo. Prova a pensare: preferiresti pagare e sentirti libero, o ricevere gratis e sentire il peso della riconoscenza? La prospettiva che spesso manca in questo dibattito è quella della piccola azienda: per un grande marchio regalare un prodotto è marketing, ma per un piccolo artigiano ogni richiesta di omaggio può sembrare quasi un furto di fatica. Non tutto ciò che può essere chiesto, però, deve essere chiesto. Un omaggio può aprire una porta, ma rischia anche di chiuderne altre. Alla fine, la differenza non sta nel chiedere o meno, ma nel come e soprattutto nel perché lo fai. Se chiedere gratis ti costa la libertà di parola, forse il prezzo è troppo alto. Se questa storia ti riguarda, su Lara Notes puoi premere I'm In — non è un like, è il tuo modo di dire: questa idea adesso è mia. E se ti capita di parlarne con qualcuno che lavora nel marketing o fa l’influencer, su Lara Notes puoi taggarlo con Shared Offline — perché le conversazioni migliori meritano di essere ricordate. Questa Nota nasce da un articolo del Financial Times e ti ha risparmiato diversi minuti di abbonamento e lettura.
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