Anton Dolin sulla migliore trasposizione cinematografica del romanzo "maledetto"
Russianto
Il volo libero de Il Maestro e Margherita. Come il nuovo film scuote la Russia e reinventa un classico.
Esiste un romanzo che da decenni incanta, divide e inquieta lettori di ogni generazione, tanto da essere considerato “maledetto”: Il Maestro e Margherita. Eppure, mai come oggi, una sua trasposizione cinematografica ha scatenato in Russia un’ondata di entusiasmo e polemiche come quella firmata da un giovane regista dal particolare sguardo cosmopolita. In un paese segnato da tensioni ideologiche, la nuova versione del capolavoro bulgakoviano si rivela una scintilla che accende passioni e discussioni, travolgendo sia i devoti del romanzo che i suoi critici più accaniti.
Il film sorprende per la libertà narrativa, la forza delle immagini e una freschezza che mancava alle precedenti trasposizioni. Davanti agli occhi dello spettatore si apre una Mosca reinventata, dove la magia, la satira e il grottesco si intrecciano con la realtà sociale e politica contemporanea. Il racconto non si limita a ripercorrere la storia originale: la rilegge, la attualizza, la trasforma in un grande spettacolo che sa essere provocatorio e universale.
Al centro della vicenda, il Maestro – alter ego dello scrittore censurato e perseguitato – diventa il vero protagonista, una figura tormentata che cuce insieme i vari piani narrativi: la follia sovietica, l’amore travolgente e impossibile con Margherita, la presenza inquietante di Satana e della sua corte. Qui la censura e la persecuzione degli anni Trenta trovano un inquietante eco nell’oggi, tra richieste di divieti e accuse di tradimento culturale. La censura di ieri e quella di oggi si specchiano e dialogano sullo schermo con una potenza che scuote lo spettatore.
Il fulcro emotivo del film è la relazione tra il Maestro e Margherita, raccontata con una sensibilità adulta e moderna, in grado di restituire profondità psicologica ai personaggi senza cedere al sentimentalismo. Gli attori principali incarnano i loro ruoli con tale intensità da ridefinire nell’immaginario collettivo le fattezze stesse dei protagonisti. Margherita, in particolare, emerge come figura autonoma e centrale, simbolo di libertà e ribellione, mentre il volo notturno sopra Mosca diventa metafora visiva della ricerca di una via di fuga, del desiderio di vedere il mondo dall’alto, liberi dalle catene della realtà.
Il film non ha paura di tagliare, reinventare, sacrificare alcune scene amate dai fan più tradizionalisti, per guadagnare in ritmo e modernità. La scelta di un cast internazionale, la colonna sonora tra jazz diabolico e orchestrazioni hollywoodiane, la costruzione di una Mosca parallela, a metà tra il sogno e la storia, contribuiscono a dare un respiro universale all’opera, rendendola accessibile e affascinante anche a chi non conosce il romanzo.
Ma ciò che rende questa versione davvero unica è la capacità di parlare al presente: la storia di un artista schiacciato dal potere, la riflessione sul compromesso, la denuncia delle paure collettive e del conformismo assumono oggi un’urgenza nuova, mentre la commedia nera e il sarcasmo bulgakoviano tornano a farsi sentire con forza. Un film che non si limita a illustrare un classico, ma lo trasforma in un’esperienza viva, uno specchio che ci costringe a interrogarci sulla libertà, sull’arte e sul coraggio di essere se stessi anche quando il mondo sembra volerci zittire.
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