Come Putin inasprisce la situazione
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Nel luglio 2026, per la prima volta dall'inizio della guerra in Ucraina, il consenso russo sull'operazione “speciale” di Putin è sceso fino al 50%. Solo un anno prima era quasi al settanta. Un calo improvviso, in un sistema dove la percezione pubblica viene gestita come un asset strategico. La tesi di oggi è questa: l'escalation di Putin non è segno di forza, ma di debolezza. Più la società russa si stanca e si disincanta, più il Cremlino alza il volume, dentro e fuori i confini, per non perdere il controllo. La narrativa dominante vuole che Putin sia sempre un passo avanti, che ogni stretta repressiva o colpo militare sia parte di un piano glaciale. Ma i dati e gli aneddoti raccontano tutta un'altra storia: quando la legittimità si sgretola, il potere si aggrappa all'escalation come unico collante. Un nome che non puoi dimenticare: Lev Šlosberg, uno dei leader di Yabloko, l'ultimo vero partito anti-guerra rimasto legale in Russia. A settembre è stato condannato a undici anni di carcere — non per atti violenti, ma per aver dato voce a un'opposizione pacifica. La sua eliminazione dalle elezioni è stata solo la punta dell'iceberg: il Cremlino ha orchestrato il voto come un rituale di fedeltà obbligatoria, dalla burocrazia alle aziende statali, fino alle regioni annesse. Anche i voti per i partiti “oppositori”, in realtà, sono manovrati dall'alto e servono solo a simulare il pluralismo. Sotto la superficie, però, i russi sentono il peso della guerra: alle code per la benzina si sommano blackout digitali, inflazione galoppante e la paura costante di una nuova mobilitazione militare. Il Centro Levada, uno dei pochi istituti indipendenti rimasti, ha rilevato che due terzi dei cittadini hanno problemi con internet e le app di messaggistica. Un terzo vive disagi quotidiani per la mancanza di carburante. Ma il dato che fa riflettere di più è questo: mentre il sostegno alla guerra cala, cresce il numero di chi, esausto, preferirebbe persino un'escalation militare per “chiudere la partita” piuttosto che accettare compromessi. È un paradosso: la stanchezza alimenta il desiderio di una svolta. In questo clima, Putin moltiplica i gesti simbolici: non solo discorsi e viaggi, ma anche la riscoperta di reliquie come quelle del principe Donskoj, arruolate per “rafforzare spiritualmente” i soldati al fronte. A Mosca, la fila per vedere le reliquie di San Spiridione sembrava quasi un secondo appello alle urne. La guerra entra nella liturgia e nella quotidianità, finché ogni forma di normalità sembra un'imitazione. Ma il vero salto di livello, quello che preoccupa anche i più cinici tra gli apparatchik, avviene su due fronti: repressione interna e minacce esterne. La Duma ha alzato l'IVA al 22%, tartassando soprattutto chi produce e lavora fuori dai grandi conglomerati. Il giro di vite sui “foreign agents” priva di diritti politici ed economici chiunque sia sospettato di dissenso, anche se espatriato. Nel frattempo, i consiglieri più spregiudicati — come Pyotr Tolstoy, ex conduttore TV oggi vicepresidente della Duma — arrivano a invocare attacchi diretti contro la popolazione civile nemica, in un'escalation verbale che ormai rasenta l'isteria. Ma qui arriva il ribaltamento: la vera crisi del putinismo non è militare, ma esistenziale. È la crisi di un sistema che non sa più dove andare, e prolunga la guerra solo per sopravvivere a un altro inverno. In Occidente si tende a leggere ogni mossa del Cremlino come una prova di controllo assoluto, ma spesso sono reazioni disperate a una realtà che sfugge di mano. Un esempio? La stessa elezione-farsa: chiunque abbia votato, anche solo per “non avere problemi”, ora è complice del conflitto. Non c'è più una via d'uscita pulita. Eppure, se la pressione interna esplodesse — per fame, paura o stanchezza — la legittimità di Putin potrebbe crollare più in fretta di quanto si immagini. C'è una domanda che nessuno osa più fare a Mosca: quanto tempo può reggere una società che vive solo di mobilitazione e propaganda? Se pensi che escalation significhi sempre forza, guarda la Russia di oggi: più la pressione cresce, più il sistema mostra le sue crepe. Se questa idea ti ha colpito, su Lara Notes puoi premere I'm In e scegliere se è solo curiosità o una convinzione profonda. E se domani ti trovi a raccontare a qualcuno del paradosso russo — dove la stanchezza alimenta l'escalation — su Lara Notes puoi taggare chi era con te con Shared Offline: perché certe conversazioni non vanno perse. L'articolo è tratto da Foreign Affairs e ti fa risparmiare 8 minuti di lettura.
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