Competenze nell'era dell'IA: perché coltivare la capacità di agire è più importante dei titoli professionali | Max Schoening (Notion)
Englishto
Un tempo bastava dire “non lo so fare, non ho la skill giusta”. Ma ora che l'AI ci mette competenze a portata di mano, la vera differenza non è più nel curriculum: è nel livello di agency, cioè la capacità di decidere e cambiare le cose invece di aspettare che qualcuno lo faccia per te. Max Schoening, oggi head of product a Notion, lo ripete spesso: “Un giorno ti svegli e ti rendi conto che il mondo è fatto da persone che non sono più intelligenti di te.” E quando succede, scatta qualcosa: ti accorgi che puoi davvero cambiare le regole del gioco. Max non è un tipo da titoli facili. Ha guidato design e prodotto a GitHub, Heroku, ora Notion, e in ogni posto la sua ossessione è stata la stessa: spingere chi lavora con lui a non aspettare istruzioni, ma a “guidare Notion come se fosse rubata”, cioè ad assumersi la responsabilità di andare oltre il proprio ruolo formale. Brian Leven, un designer di Notion, è l'esempio perfetto: non solo progetta e scrive codice, ma si lancia a reclutare persone quando vede un problema, anche se non sarebbe “compito suo”. Un altro, Eric Lou, dopo essersi sentito dire che come PM non sarebbe stato tra i primi dieci in una startup, ha cambiato rotta: ha imparato Figma, si è messo a prototipare invece di scrivere lunghi documenti, e ora crea direttamente, ridefinendo il suo ruolo. Il punto è che, nell'era AI, non basta saper fare qualcosa: serve l'iniziativa di sporcarsi le mani e proporre, anche senza permesso. E questa agency non è distribuita in modo equo. Chi la coltiva sta davanti, chi aspetta la definizione perfetta del proprio job title rimane indietro. Oggi la barriera tecnica per iniziare qualcosa — una startup, un nuovo tool, anche solo un prototipo — è crollata: “Il primo 10% di ogni progetto è gratis”, dice Max. Tradotto: puoi arrivare a una demo funzionante in poche ore. Ma il vero salto non è nel fare di più, è nel vedere il proprio lavoro come qualcosa di plasmabile. Per questo Max incoraggia designer e PM a scrivere codice, non per farli diventare ingegneri veri, ma perché “pensare con il materiale” cambia la profondità delle idee che puoi generare. Non importa se poi il tuo codice finisce in produzione: importa che, per davvero, hai capito cosa puoi chiedere e cosa si può cambiare. Il rischio, però, è confondere la velocità con la qualità. Max lo vede anche nel proprio team: il numero di feature cresce, ma “software fatto davvero bene, quello che è ovviamente buono non appena lo vedi, rimane raro”. Per lui, tutti i prodotti di successo hanno un micro-superpotere: una funzione minuscola, fatta benissimo, che cambia tutto. Come il pull request su GitHub, il blocco su Notion, il sync perfetto di Dropbox. Chi cade nella trappola del “aggiungiamo solo una feature in più e poi sarà perfetto”, sbaglia strada. E poi c'è la questione della specializzazione: se tutti fanno tutto, si rischia di perdere l'artigiano vero, quello che alza l'asticella della qualità. Per Max, il futuro del software è “malleabile”: strumenti che l'utente può modificare, come se potessi spostare le pareti di casa tua. Non vuole software pensato solo dagli "architetti nella torre d'avorio" — vuole che ognuno possa adattare i propri strumenti, senza dover ripartire da zero. Ma attenzione: agency non vuol dire ribellarsi al capo, ma fare, costruire, vedere cosa succede. La vera agency si allena così: “Inizia a fare cose. Armeggia, cucina, costruisci una sedia. Più crei, più scopri che il mondo si può cambiare.” Il lato meno detto? Agency non è per forza inclusività totale. Max è convinto che i prodotti migliori nascano in piccoli gruppi molto affiatati, anche a costo di essere meno “democratici”. E poi c’è il paradosso: “Abbiamo già una specie di reddito di base universale — si chiama knowledge work.” Siamo pagati per digitare parole al computer, in stanze con l'aria condizionata. Non è scontato, e forse dovremmo vederlo come un privilegio, non solo come una minaccia per il futuro. La frase che rimane impressa è questa: “Un giorno scopri che il mondo è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te. Da lì puoi davvero cambiarlo.” Se questa prospettiva ha cambiato il tuo modo di guardare al lavoro, su Lara Notes puoi premere I'm In — non è un like, è il modo di dire: da oggi questa idea ti appartiene. E se ti capita di parlarne a qualcuno, di raccontare che agency batte skill, puoi segnare la conversazione con Shared Offline: così anche l’altro saprà che quel dialogo contava. Questo arriva da Lenny's Podcast e ti fa risparmiare 83 minuti di ascolto.
0shared

Competenze nell'era dell'IA: perché coltivare la capacità di agire è più importante dei titoli professionali | Max Schoening (Notion)