Esiste una sola sfera di influenza
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Quando gli Stati Uniti hanno catturato Maduro in Venezuela e Trump ha parlato pubblicamente di comprare la Groenlandia, molti hanno detto: ecco che tornano le sfere di influenza, la vecchia logica delle grandi potenze. Ma la cosa incredibile è questa: oggi esiste solo una vera sfera di influenza al mondo, ed è quella americana. Non siamo tornati al passato, ma in un'asimmetria mai vista: gli Stati Uniti dominano l'intero emisfero occidentale, mentre Russia e Cina non riescono nemmeno a controllare il proprio cortile di casa. La tesi che gira è che il mondo sia tornato multipolare. Ma guardando i numeri, è un’illusione. Una sfera di influenza reale si misura così: i vicini si adeguano sul piano della sicurezza, i rivali esterni non possono intervenire alla pari e il controllo si mantiene senza bisogno di usare la forza di continuo. Solo gli Stati Uniti soddisfano tutte e tre le condizioni. Nel resto del mondo, ogni spazio è contestato. Prendi il dato militare: gli USA spendono fino a 12 volte di più in difesa di tutti gli altri paesi delle Americhe messi insieme. Hanno quasi 3.000 aerei da combattimento, più di 120 navi da guerra, circa 65 sottomarini. Tutta l'America Latina, dal Messico all'Argentina, mette insieme meno di 700 aerei, una trentina di navi e una ventina di sottomarini. Anche il Canada, che è l'eccezione, ha una forza limitata: metà delle sue unità sono spesso fuori uso per manutenzione o carenza di personale, e senza gli Stati Uniti non potrebbe gestire nemmeno la logistica di base. In pratica, le forze armate regionali fungono da supporto agli USA, non da rivali. E non è solo una questione di armi: il legame economico è ancora più stretto. Quasi la metà delle esportazioni del Sud America, e dal 60 all'80% di quelle del Canada e del Messico, vanno verso il mercato americano. Non sono merci scambiabili ovunque: sono pezzi di filiera, prodotti su misura per gli USA. Se perdi quel mercato, non puoi semplicemente spostarti altrove: l'economia crolla. E il dollaro è la valuta di riferimento per quasi tutta la regione: in caso di crisi, si va a Washington. Cina e Russia? Offrono affari, non sistemi. Pechino costruisce strade e ponti, ma in cambio vuole risorse e dati, e piazza prestiti poco trasparenti. Mosca vende armi e materie prime, ma non propone un modello che qualcuno sogni di imitare. Nessuno dei due può proteggere i propri alleati quando Washington decide di intervenire, come si è visto quando Maduro è stato deposto. Ma il punto più forte sono le storie di chi vorrebbe fare come l’America e non ci riesce. Prendi la Russia: ha scagliato tutta la sua potenza convenzionale contro l’Ucraina, ha mobilitato l’economia, l’esercito, gli alleati e in più di dieci anni ha guadagnato solo 50 chilometri di territorio, pagando 1,2 milioni di vittime. Nel frattempo, i suoi ex satelliti crescono più in fretta senza Mosca che con Mosca. Nel 1990, un russo era due volte più ricco di un polacco; oggi, un polacco è il 70% più ricco di un russo. La Cina è forte, ma opera nel quartiere più difficile del mondo: confina con sette tra le quindici nazioni più popolose, quattro potenze nucleari, e ha dispute territoriali con almeno dieci paesi. Quando cerca di comprare influenza, spesso genera solo reazioni di rifiuto: in Asia, le importazioni dalla Cina sono esplose e molti governi ora cercano di proteggere le proprie industrie locali. E la Belt and Road Initiative, la grande strategia infrastrutturale cinese, sta producendo più debitori insolventi che alleati stabili: il 60% dei prestiti cinesi all'estero è finito in paesi in crisi finanziaria. Se la Cina invadesse Taiwan, probabilmente distruggerebbe il settore dei semiconduttori, ritrovandosi con rovine, non con ricchezze. Qui sta il rovesciamento: la superiorità americana non è solo una questione di potenza, ma di posizione e di sistema. Gli Stati Uniti hanno un cortile di casa che nessun altro può rivendicare. Questo regala a Washington due vantaggi: il potere di intervenire ovunque e la sicurezza di potersi disimpegnare quando serve, lasciando che siano gli altri a preoccuparsi delle minacce vicine. Tuttavia, ciò crea anche dei rischi. Gli avversari — Putin e Xi — sentono di essere stati retrocessi. Putin non può accettare che i suoi ex vassalli stiano meglio senza di lui. Xi vede la struttura americana come un ostacolo all'ascesa di Pechino: il sistema internazionale è disegnato per impedire l'emergere di nuove potenze regionali. Il paradosso è che questa sicurezza americana può portare a due errori opposti: da una parte la tentazione di abbandonare l'ordine globale per curare solo il proprio orto, dall'altra la sottovalutazione delle minacce vere, fino a quando non esplodono. C'è una storia precisa: negli anni '30 gli USA si sono chiamati fuori dai conflitti europei e asiatici, ma poi hanno dovuto intervenire in piena guerra. Dopo la Guerra Fredda, hanno ampliato la NATO senza offrire garanzie reali, irritando Mosca senza davvero deterrenza. Oggi rischiano di fare lo stesso: oscillano tra il disimpegno e la resistenza, senza preparare davvero la deterrenza militare ed economica. E nel frattempo, in caso di una vera guerra, le scorte di munizioni si esaurirebbero in poche settimane. Ma qualcosa si muove: i Paesi alleati, soprattutto quelli più esposti a Mosca e Pechino, si stanno riarmandando sul serio. Dal 2019, la spesa militare dei membri europei della NATO è aumentata del 50%, soprattutto nei Paesi dell’Est. In Asia, Giappone, Taiwan, Filippine e Australia stanno rafforzando le difese e aprendo basi americane. Anche le catene produttive si stanno spostando: meno investimenti in Cina, più in India, Vietnam, Messico. Il nocciolo della questione è questo: la vera forza della sfera americana non è dominare con la forza, ma essere il punto di riferimento che gli altri non possono permettersi di perdere. Se Washington tratta i partner come alleati e non come sudditi, può consolidare un ordine resistente. Se invece si chiude, rischia di alimentare proprio le guerre di restaurazione che vuole evitare. Alla fine, la domanda è: gli Stati Uniti useranno la loro posizione unica per rafforzare l’ordine globale o solo per sfruttare il vantaggio attuale? Una sfera chiusa decade, una sfera aperta moltiplica il potere. Il mondo non è multipolare: c’è una sola sfera e tutti gli altri giocano fuori casa. Se ti ha sorpreso scoprire che la vera anomalia non è il ritorno dei blocchi ma l'esistenza di un'unica sfera di influenza, su Lara Notes puoi segnare questa idea con I'm In: non è un like, è il tuo modo di dire che questa prospettiva adesso è anche la tua. E quando ti capiterà di discutere con qualcuno della nuova Guerra Fredda, puoi taggarlo con Shared Offline su Lara Notes, perché le conversazioni che cambiano il modo di vedere il mondo meritano di essere ricordate. Questo era Foreign Affairs e ti sei risparmiato quasi quaranta minuti di lettura.
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