Jana Antonissen sulla poliamoria
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Polyamore: il desiderio di libertà tra sogni, paure e il fascino dell’ignoto.
Immagina di guardarti allo specchio e intravedere, oltre il tuo riflesso, tutte le versioni che potresti diventare, tutte le vite che potresti vivere, anche in amore. È questo il cuore pulsante dell’esperienza della polyamore, un viaggio che promette massima libertà e pienezza, ma che spesso ci porta a confrontarci con le nostre paure più profonde.
Si parte da una domanda: possiamo davvero liberarci dalle gelosie ancestrali, dalla paura dell’abbandono, dal bisogno di sentirci unici per qualcuno? L’amore aperto viene spesso raccontato come una rivoluzione: autenticità, consenso, possibilità di essere visti da occhi sempre nuovi. Ma cosa succede quando la realtà supera la fantasia e quell’esperimento di apertura ci porta in territori sconosciuti, perfino inquietanti?
Attraverso una narrazione personale intensa, emerge il contrasto tra il desiderio di evasione dalla monogamia e la fatica di gestire le emozioni che scaturiscono nel vivere più relazioni contemporaneamente. L’illusione di poter regolare i sentimenti con regole precise si infrange presto. Le frontiere dell’amore si spostano, le gelosie emergono dove meno te lo aspetti, e l’identità sembra sgretolarsi davanti allo specchio delle altre persone coinvolte.
La polyamore diventa così un laboratorio esistenziale, in cui ogni scelta amplifica domande antiche quanto l’umanità: chi sono io per l’altro, e chi sono io senza l’altro? La letteratura e la fantascienza diventano strumenti per esplorare questi territori dell’immaginazione, inventando mondi dove la norma non è la coppia, ma configurazioni multiple di legami, con le loro promesse e i loro fallimenti.
Eppure, anche in questi mondi alternativi, riaffiora la fatica di tenere insieme desiderio e sicurezza, passione e stabilità. Sperimentare la polyamore può voler dire anche scoprire il lato oscuro del nostro desiderio: la paura di essere sostituiti, di non essere più unici, di vedere l’altro felice con qualcuno che ci somiglia ma non siamo noi. La letteratura psicologica parla di “unheimlich”, l’inquietudine che si prova quando ciò che dovrebbe essere familiare ci appare stranamente estraneo.
In questo percorso, la polyamore si rivela una via accidentata verso la conoscenza di sé. Non esiste una soluzione perfetta: ogni modello relazionale, che sia aperto o esclusivo, porta con sé nuove illusioni e inevitabili delusioni. Forse, il vero senso di questa esplorazione sta proprio nell’accettare che il desiderio e il senso di mancanza sono parti costitutive dell’essere umano. E che ogni scelta, ogni incontro, ci costringe a rivedere la nostra immagine riflessa, sempre un po’ diversa, sempre un po’ più vera.
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Jana Antonissen sulla poliamoria