La rivoluzione negli affari militari: le guerre dell'acqua || Peter Zeihan

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Nel corso della storia ci sono state guerre per il petrolio, per il territorio, per le risorse rare. Ma l’acqua? Tutti pensano che, data la crescente scarsità, finirà per scatenare guerre su scala mondiale. E invece la verità è che l’acqua, proprio per come è fatta, è una delle risorse più difficili da rubare con la forza. Sai perché? L’acqua è un liquido così ostinato che portarla da un luogo all’altro su larga scala è quasi impossibile senza spendere una fortuna in energia e infrastrutture. Se l’hai mai versata su un tavolo e hai messo il dito sopra, hai visto come si attacca: è il legame idrogeno, quella forza invisibile che la fa aggrappare a tutto e rende ogni trasporto complicato e costoso. Peter Zeihan, analista geopolitico, racconta spesso che persino la Cina, che sta cercando di portare acqua dal sud al nord per non far morire di sete le sue città, si trova di fronte a costi ambientali e finanziari enormi. Eppure, l’idea di “guerre per l’acqua” in senso classico, con eserciti che partono per conquistare fiumi lontani e portare a casa la risorsa, non sta in piedi: se devi andare a prenderla, allora devi trasferirti lì, perché portarla via non conviene a nessuno. E ogni volta che una civiltà si sviluppa, parte sempre dall'acqua: prima ci coltivi, poi ci fai crescere la popolazione, da lì costruisci una base economica, e solo alla fine arrivi ad avere una vera forza militare. Se non hai l’acqua, non arrivi mai a quel livello. Ma allora, niente guerre per l’acqua? Non proprio. Ci sono due eccezioni che spiegano quanto il problema sia locale e mai veramente globale. La prima è la regione del Nilo: la maggior parte della pioggia che alimenta il fiume cade sugli altopiani etiopi, poi scende in Sudan e infine arriva in Egitto, dove la civiltà vive letteralmente grazie al Nilo. I vecchi trattati coloniali proibivano all'Etiopia e al Sudan di prelevare acqua: tutto doveva arrivare in Egitto. Ma ora l'Etiopia e il Sudan iniziano a prenderne sempre di più per irrigare i loro campi e far crescere le loro economie. E l'Egitto? Si trova di fronte a una scelta impossibile: o collassa per mancanza d'acqua o, prima o poi, sarà tentato di risolvere la questione con la forza, magari cercando di distruggere le dighe a monte senza scatenare un'inondazione biblica. L’altra zona calda è l’Asia centrale, dove i fiumi Amu e Syr, che nascono sui monti del Pamir, attraversano una catena di Stati prima di sfociare nell’ex Mare d’Aral. Qui, durante l’epoca sovietica, sono stati costruiti enormi sistemi di irrigazione per coltivare cotone, soprattutto in Uzbekistan e Turkmenistan. Il risultato? Il Mare d'Aral è quasi scomparso, rimane solo il 10% delle acque di sessant’anni fa, e il fondo salato ormai asciutto, insieme ai fertilizzanti, viene sollevato dal vento e sparso per centinaia di chilometri, causando problemi di salute ovunque. La situazione è talmente tesa che, quando uno degli Stati a valle avrà abbastanza forza militare, proverà a invadere quelli a monte per controllare le sorgenti. E qui, a differenza del Nilo dove c'è il deserto a separare i contendenti, le città stanno tutte una sull'altra: se scoppia, sarà una guerra vera. Da noi si parla spesso di conflitti per l'acqua negli Stati Uniti, ma lì sono quasi sempre questioni interne, tra Stati, e non arrivano mai al livello di scontro internazionale. La vera sorpresa, quindi, è questa: le guerre per l’acqua non saranno mai come le immaginiamo nei film. Perché portare via l'acqua è una missione troppo costosa e difficile: chi vuole l'acqua deve conquistare il territorio e stabilirsi lì per sempre. Se pensi che l’acqua sarà la nuova fonte di guerre mondiali, stai guardando dalla parte sbagliata: è un problema locale, non globale. Se questa prospettiva ti fa ripensare a come immagini i futuri conflitti, su Lara Notes puoi dirlo con I'm In — non è solo un like, è il segno che questa idea ti riguarda. E se tra qualche giorno ti troverai a raccontare a qualcuno la storia del Nilo o del Mare d'Aral, su Lara Notes puoi taggare chi c'era con Shared Offline: così quella conversazione diventa memorabile. Questo era Zeihan on Geopolitics e ti ha appena risparmiato quasi dieci minuti di video.
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