MULHOLLAND DRIVE (Cinema degli Eccessi 3 ep. #06)
Italianto
David Lynch ha sempre detto che non bisogna soffrire per rappresentare la sofferenza. Anzi, secondo lui più sei in equilibrio, più riesci a raccontare il dolore. Una frase che sembra un paradosso, soprattutto se pensi che Mulholland Drive è uno dei film più inquietanti mai girati. Ma allora come fa un uomo che beve milkshake e sembra sempre gentile a creare mondi così oscuri? La verità è che abbiamo sempre pensato che il genio debba essere tormentato, invece Lynch dimostra il contrario: la sua calma è la chiave per esplorare l'abisso. Mulholland Drive non è solo un film, è un'esperienza che ti costringe a dubitare della realtà. Tutto inizia con un incidente a Hollywood: una donna senza memoria, Rita, entra per caso nella vita di Betty, giovane attrice piena di sogni. Da quel momento, la storia si sdoppia, si contorce, si trasforma in un incubo in cui non sai più distinguere il sogno dalla realtà. Lynch non ti accompagna per mano: ti butta nel suo labirinto e ti lascia lì, senza bussola. Riccardo Caccia, che ha incontrato Lynch più volte, racconta che la sua gentilezza era quasi disarmante, una tranquillità che ti spiazzava perché non capivi come potesse essere la stessa persona capace di creare scene capaci di toglierti il sonno. Un esempio? Il famoso jump scare dietro il diner: due uomini parlano di un incubo, poi il sogno si materializza e la paura diventa reale. In quel momento il film ti mostra che il confine tra ciò che immaginiamo e ciò che viviamo non esiste, e la mente può essere il luogo più pericoloso di tutti. Ma la vera rivoluzione di Mulholland Drive è come Lynch usa Hollywood come metafora del desiderio: Betty sogna un amore perfetto e una carriera da star, ma dietro la facciata luminosa si nascondono frustrazione, manipolazione e follia. Hollywood promette di realizzare i sogni, ma in realtà li divora. E qui arriva la parte che nessuno si aspetta: il film era nato come una serie TV, bocciata dai produttori americani perché “il pubblico non avrebbe capito”. Lynch lo trasforma in un film, aggiunge personaggi che appaiono e scompaiono come spettri e crea un’opera che ancora oggi viene studiata in tutto il mondo. Un altro dettaglio che ti rimane in testa è la scena del Club Silencio. Tutto è finzione, tutto è registrato, ma il dolore che vedi negli occhi delle protagoniste è reale. In quella sala buia, mentre la cantante cade a terra e la musica continua, Lynch ti costringe a sentire che la verità non è mai in quello che vediamo, ma in quello che proviamo. E non si tratta solo di tecnica: Naomi Watts, che interpreta Betty, era praticamente sconosciuta prima di questo film. Lynch la scopre e la trasforma in una star mondiale, dimostrando che la sua capacità di vedere oltre la superficie vale sia per i personaggi che per le persone vere. C'è anche un elemento che pochi notano: Lynch è americano fino al midollo, ma l'America che mette in scena è sempre ambigua, marcia sotto la superficie. E forse non è un caso che i suoi ultimi film siano stati prodotti in Francia, perché Hollywood non ha mai veramente accettato la sua critica feroce. Dietro i sorrisi delle vecchiette che accolgono Betty all'inizio del film, si nasconde qualcosa di demoniaco, una gentilezza che si trasforma in ossessione e senso di colpa. E quando tornano nel finale, sono loro a spingere la protagonista verso la rovina. Mulholland Drive è anche una riflessione su come il cinema manipola lo spettatore: Lynch non ti dice mai cosa pensare, ti lascia il compito di perderti e di cercare un senso che forse non c'è. Lui stesso lo diceva: “Perché cercare un senso nei film quando non ce l'ha la vita?” Questo è il vero capovolgimento: non serve capire tutto, bisogna lasciarsi travolgere. E se ti chiedi cosa vedere dopo Mulholland Drive, tra i film consigliati spunta Sweetie di Jane Campion, inquietante e disturbante, oppure Persona di Bergman, un altro viaggio nell'identità spezzata. Ma nessuno riesce davvero a fare quello che fa Lynch, perché la sua forza sta proprio nell'essere inclassificabile, un artista che riesce a inquietare lo spettatore senza mai perdere il controllo. La frase che puoi portarti via è questa: “Lynch dimostra che solo chi è in pace con sé stesso può creare i sogni più inquietanti.” Se hai sentito qualcosa che ti riguarda, su Lara Notes puoi premere I'm In: non è un like, è un modo per dire che questa idea adesso ti appartiene. E se domani racconti a qualcuno della scena del Club Silencio o del diner, puoi segnalarlo con Shared Offline: è il modo di dire che quella conversazione è stata importante. Questa Nota viene da ShivaProduzioni e ti ha fatto risparmiare 52 minuti.
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MULHOLLAND DRIVE (Cinema degli Eccessi 3 ep. #06)