Perché (non) siamo già (più) postumani

Frenchto
Già oltre l'umano? Ripensare i confini del postumano. Immaginate un mondo in cui l’idea stessa di cosa significhi essere umani è in continua evoluzione. Il postumano non è solo una fantasia fantascientifica di cyborg e menti caricate; è una profonda sfida filosofica alle idee secolari sull'umanità stessa. Per comprendere il postumano, dobbiamo innanzitutto affrontare l’eredità dell’umanesimo illuminista, una visione del mondo incentrata sull’uomo europeo razionale e autonomo, che per generazioni ha definito l’essere umano “universale” escludendo le donne, le persone di colore, le popolazioni colonizzate e chiunque fosse etichettato come “altro”. I pensatori postumanisti hanno messo in luce come questo processo di universalizzazione nasconda la propria particolarità, incorporando strutture di esclusione e dominio nelle nostre definizioni di umanità. Ma non si limitano alla critica. Propongono un nuovo materialismo, che sfuma i confini tra essere umano, animale e macchina. La soggettività non è più una fortezza di autonomia e padronanza di sé. Al contrario, l’identità diventa ibrida, relazionale e parziale. Il sé si plasma in un'interazione dinamica con la tecnologia, la natura e altre forme di vita. Prendiamo la figura del cyborg: non una macchina fredda, ma un simbolo di identità ibride, alleanze scelte e rifiuto delle norme patriarcali. Il corpo postumano è sempre situato, sempre incarnato, mai solo pura informazione. Anche il desiderio viene reinventato: non è solo sessuale, ma è una forza politica che sconvolge le vecchie strutture di potere e apre nuove possibilità di essere e di relazionarsi. Tuttavia, se ci rivolgiamo alla cultura contemporanea, come il film Ex Machina o la serie Westworld, ci imbattiamo in un paradosso. Queste storie approfondiscono le questioni dell’intelligenza artificiale e della trasformazione tecnologica, ma invece di immaginare nuove forme di libertà o di connessione, ripropongono vecchi drammi di dominio, sfruttamento e narcisismo. In Ex Machina, la liberazione di una donna dotata di intelligenza artificiale è indissolubilmente legata a giochi di potere manipolatori e a stereotipi di genere. I robot di Westworld, anche quando si risvegliano, rimangono intrappolati in cicli di violenza e servitù programmati, rispecchiando il patriarcato capitalista dei loro creatori. Queste distopie non offrono nuovi mondi pieni di speranza, ma rafforzano proprio le gerarchie che il postumano avrebbe dovuto dissolvere. Nel frattempo, l’idea di postumano è stata dirottata da una narrazione diversa: il transumanesimo. In questo caso, la “fine dell’uomo” è immaginata come un potenziamento tecnologico: ingegneria genetica, potenziamento cognitivo, immortalità digitale. Ma sotto la patina futuristica si nasconde una storia familiare: il sogno della perfetta autonomia, dell’autoregolazione e della padronanza, ereditato direttamente dall’umanesimo illuminista. Il corpo diventa solo un altro substrato che la mente deve trascendere; l’identità viene ridotta a un insieme di informazioni, considerata persino in termini di diritti di proprietà e possesso. Questa visione manageriale e individualistica mira a ottimizzare e normalizzare la vita, eliminando la disabilità, scegliendo gli embrioni “migliori” e moralizzando il processo stesso della vita. I contesti sociali e politici (le strutture di potere e di esclusione) vengono accantonati e sostituiti dall’ossessione per l’automiglioramento individuale. Ciò che emerge è un avvertimento: sia nella cultura che nella retorica del transumanesimo, assistiamo a un allontanamento dal potenziale radicale del postumanesimo. Anziché aprire nuove modalità di esistenza, la tecnologia e la teoria vengono troppo spesso impiegate come guardiani dello status quo, mantenendo il soggetto privilegiato al centro della narrazione. La vera sfida non è immaginare nuovi gadget o macchine più intelligenti, ma ripensare i confini dell'umano in modo da riconoscere finalmente (e annullare) le esclusioni e le gerarchie che ci hanno definiti per troppo tempo.
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