Wassily Kandinsky

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Immagina di entrare in una stanza e vedere un quadro appeso al contrario. Lo guardi per un po', poi ti rendi conto che è stato dipinto proprio da te. È quello che è successo a Wassily Kandinsky, e per lui è stata una rivelazione: il soggetto non contava più, erano il colore, la forma, la vibrazione a parlare direttamente all’anima. Per decenni abbiamo creduto che l’arte dovesse rappresentare qualcosa, dovesse rassicurare l’occhio con paesaggi, volti o storie. Ma Kandinsky ha ribaltato tutto: l’arte non imita la realtà, la reinventa; la vera pittura non descrive, fa risuonare emozioni che nemmeno sapevamo di avere. Nato a Mosca da una famiglia di mercanti di tè, figlio di Lidia Ticheeva e Vassily Silvestrovich, con una bisnonna principessa, Kandinsky era destinato a una vita tranquilla. Laureato in legge, a trent’anni lascia tutto e si iscrive all’Accademia di Belle Arti a Monaco. Non viene subito accettato, così si fa le ossa da solo, viaggia, osserva. Nel 1889 partecipa a un viaggio etnografico nel nord della Russia: entra in chiese piene di colori e ha la sensazione di essere «dentro un dipinto». Dice: «Entrando, mi sembrava di muovermi in una pittura». Questo colpo di fulmine con il colore non lo abbandonerà mai. Una volta, davanti a un quadro di Monet – un semplice mucchio di fieno – scrive: “Non riuscivo a riconoscere cosa fosse. Era doloroso, pensavo che un pittore non dovesse dipingere in modo indistinto. Eppure quel quadro mi aveva colpito ed è rimasto impresso nella memoria». In quegli anni conosce Gabriele Münter, prima allieva e poi compagna di vita e di viaggi. Insieme attraversano l’Europa, fondano gruppi di artisti ribelli, danno rifugio a colleghi durante la repressione nazista. Münter sarà anche la persona che, durante un blocco creativo, lo spinge a sbloccare Composition VI semplicemente ripetendo la parola “inondazione” ad alta voce, come un mantra. Kandinsky non dipinge solo quadri, scrive libri che cambiano la storia dell’arte. In “Lo spirituale nell’arte” sostiene che ogni pittore dovrebbe dipingere per necessità interiore, non per piacere agli altri. L'artista, per lui, è un profeta che vive sulla punta di una piramide, vede il futuro e lo mostra agli altri. La sua pittura si divide in tre categorie: impressioni (ispirate alla realtà), improvvisazioni (emozioni spontanee), composizioni (grandi opere costruite con metodo). Ma più passa il tempo, più le sue tele diventano mondi astratti, vortici di colori e forme che non rappresentano nulla di riconoscibile ma fanno risuonare qualcosa dentro chi guarda. Kandinsky ascolta Wagner, legge Madame Blavatsky, si appassiona alla teosofia e all’idea che tutto nell’universo sia fatto di vibrazioni, suoni e colori che si richiamano. Arriva addirittura a pensare che il giallo sia «la nota do di una tromba», il nero «la chiusura, la fine delle cose». Alcuni storici dicono che la sua vera svolta verso l’astrazione avviene quando scopre che il suo quadro, visto al contrario, funziona comunque: il soggetto può scomparire, ma la forza rimane. Nel 1911, con artisti come Franz Marc e August Macke, fonda il gruppo Der Blaue Reiter. Organizzano mostre, scrivono un almanacco che diventa la bibbia dell’arte nuova. Ma poi arrivano la guerra, la rivoluzione russa e il disincanto: la sua visione spirituale non si sposa con la nuova ortodossia sovietica. Torna in Germania, insegna al Bauhaus, dove inventa il suo secondo libro teorico, “Punto e linea sul piano”, studiando come le forme geometriche influenzano la psiche. Quando il Bauhaus viene chiuso dai nazisti, si rifugia a Parigi, dove passa gli ultimi anni a dipingere in una piccola stanza. In questo periodo i suoi quadri diventano ancora più misteriosi: biomorfismi, colori slavi, sabbia mescolata alla pittura. Alcune delle sue tele più famose sono andate distrutte nei bombardamenti o confiscate dai nazisti come “arte degenerata”. Altre sono finite in musei, alcune sono state restituite dopo lunghe battaglie legali agli eredi derubati. Nel 2012 uno studio per “Improvisazione 8” viene battuto all’asta per 23 milioni di dollari. Ma la vera eredità di Kandinsky non sono i record d’asta, sono le sue idee: che l’arte non serve a rappresentare il mondo, ma a farci sentire il mondo con occhi nuovi. La cosa che nessuno si aspetta è che Kandinsky vedeva il pittore come un musicista: “Il colore è la tastiera, gli occhi sono le armonie, l’anima è il pianoforte con molte corde”. L’artista è la mano che fa vibrare quelle corde nell’anima di chi guarda. Oggi pensiamo che l’arte astratta sia difficile, distante. Kandinsky voleva il contrario: emozione pura, accessibile a chiunque sia disposto ad ascoltare. Se l’arte ti sembra arida o incomprensibile, forse è solo la tua mente che cerca un soggetto dove invece ci sono emozioni da sentire. Ecco la sintesi: la pittura non imita la realtà, risuona nell'anima come una musica che non ha bisogno di parole. Se questa idea ti ha smosso qualcosa dentro, su Lara Notes puoi premere I'm In — non è un cuore, è il tuo modo di dire che da oggi questa prospettiva ti appartiene. E se finirai per raccontare a qualcuno che Kandinsky ha inventato l'astrazione guardando il suo quadro al contrario, su Lara Notes puoi segnare la conversazione con Shared Offline: così chi era con te saprà che quel momento contava. Tutto questo arriva da Wikipedia e ti ha fatto risparmiare almeno 45 minuti di lettura.
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