La memoria non è solo questione di testa, il “rumore di fondo” del corpo è essenziale per costruire nuovi ricordi
Italianto
Il sorprendente potere dell’intestino: in che modo il “rumore di fondo” del corpo plasma i nostri ricordi.
Immagina se dimenticare le cose con l’avanzare dell’età non fosse una conseguenza inevitabile. Nuove ricerche stanno rivelando che la memoria non dipende solo da ciò che accade nella nostra testa, ma è profondamente influenzata dal costante, quasi silenzioso, “rumore di fondo” del nostro corpo, in particolare dai messaggi inviati dal nostro intestino. L’attenzione si concentra sull’intricata connessione intestino-cervello, in cui lo stato del nostro apparato digerente e dei microbi che lo popolano può influire in modo significativo sulla capacità della nostra mente di formare e conservare i ricordi.
Questa relazione è orchestrata attraverso una linea di comunicazione biologica, principalmente tramite il nervo vago, per cui il nostro cervello riceve continuamente informazioni non solo dal mondo esterno, ma anche dall'interno: dal cuore, dai polmoni e soprattutto dall'intestino. Questa percezione interna, nota come interocezione, agisce quasi come un sesto senso. Con l’avanzare dell’età, questo senso perde parte della sua acutezza e tale perdita può avere effetti notevoli sulla memoria. Quando il cervello non “percepisce” più con la stessa chiarezza i segnali dell’intestino, la sua capacità di creare nuovi ricordi diminuisce.
Approfondendo la questione, gli scienziati hanno scoperto che il vero responsabile di questo declino potrebbero essere i cambiamenti nella popolazione microbica dell’intestino. Con l’avanzare dell’età, alcuni batteri, come il Parabacteroides goldsteinii, tendono a proliferare, producendo sottoprodotti metabolici (in particolare acidi grassi a catena media) che finiscono per interrompere la via di comunicazione tra l’intestino e il cervello. Questi sottoprodotti innescano una risposta infiammatoria sottile ma cronica nell'intestino, che interferisce con la capacità del nervo vago di trasmettere informazioni all'ippocampo, il centro della memoria del cervello. Senza questi segnali regolari, le impronte fisiche che ancorano i ricordi, note come engrammi, non si formano, causando i fin troppo noti vuoti di memoria.
Tuttavia, il declino della memoria non è inevitabile. Gli esperimenti sui topi hanno dimostrato che l’alterazione del microbiota intestinale, sia mescolando le popolazioni microbiche di animali giovani e anziani, sia utilizzando interventi mirati, può influenzare direttamente le prestazioni della memoria. I topi giovani esposti a un microbiota invecchiato hanno iniziato a mostrare deficit di memoria, mentre i topi più anziani allevati in ambienti privi di microbi hanno conservato ricordi nitidi fino alla vecchiaia. Ancora più interessante è il fatto che interventi come l’uso di composti che imitano gli ormoni intestinali, della molecola piccante capsaicina o di virus che colpiscono selettivamente i batteri nocivi si sono dimostrati promettenti nel ripristinare il dialogo intestino-cervello e nel recuperare la memoria nei topi anziani.
Sebbene le applicazioni cliniche per l'uomo siano ancora un obiettivo lontano, queste scoperte aprono le porte a un futuro in cui prendersi cura della salute del nostro intestino potrebbe essere fondamentale per la memoria quanto allenare il nostro cervello. A quanto pare, la storia della memoria non è solo nella nostra testa, ma è scritta nella silenziosa e complessa sinfonia del nostro corpo.
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La memoria non è solo questione di testa, il “rumore di fondo” del corpo è essenziale per costruire nuovi ricordi